SE DI SINISTRA… È SEMPRE OK !

SE DI SINISTRA… È SEMPRE OK !

È davvero curiosa quanto ridicola la stampa italiana quando deve commentare le questioni sanitarie dei paesi colpiti dalla pandemia. Se il lockdown come rimedio all’epidemia lo fa un paese col governo di sinistra, come la Cina, allora è una gran cosa… e tutti dobbiamo imitarla, invece se qualche paese, che ha pensato giustamente al risvolto economico, non si allinea alla stessa stregua dei cinesi, come Bolsonaro o Trump, allora quelli sono governi criminali che non ci tengono alla salute del popolo e quindi buoni soprattutto per la propaganda e demagogia comunista. Poi scopri che la Svezia il lockdown non lo ha mai fatto, e contro ogni previsione e indicazione degli epidemiologi di mezzo mondo la gente sta bene e i contagi sono sotto controllo e scarsi, e la gente lavora serenamente e fa affari. Quindi, poiché la Svezia ha un governo di sinistra, allora non aver adottato il lockdown è stata una gran cosa degna di nota ed elogi come la Cina… mentre Bolsonaro e Trump, per non averlo fatto come la Svezia… sono dei criminali ! C’è niente da fare, il vero virus non è il corona ma quello del comunismo integrale e modificato geneticamente nelle varie ramificazioni, virus che si insinua nel cervello delle persone tanto da farle diventare così paradossali e ridicoli che neanche loro si accorgono delle tante fesserie, per non dire stronzate, che esternano in Tv. Bisognerebbe sì trovare un vaccino, ma non solo per il coronavirus ma anche contro la demenza della sinistra ideologia il cui unico risultato, i paesi dell’est ne sono un drammatico esempio, è il fallimento del loro modello tanto auspicato e sognato e la rovina delle società democratiche e libere. Forse quando la smetteranno di confondere ogni cosa con l’ideologia politica e strumentalizzarle sarà sempre troppo tardi e sicuramente faranno un salto di qualità. 21092020

…by… manliominicucci.mybolg.it

Coronavirus, e se la Svezia avesse fatto bene a evitare il lockdown?

22092020 svezia felice

I nuovi dati che arrivano dalla Svezia inducono a qualche riconsiderazione: mentre in molti Paesi europei — dalla Spagna alla Gran Bretagna — i contagi da Sars-CoV-2 sono tornati a crescere, a Stoccolma restano bassi. Ma serve (ancora) prudenza, a considerare questi dati: ecco perché

di Elena Tebano

E se la Svezia avesse ragione? Ci siamo occupati molto, nella Rassegna stampa del Corriere, della via svedese all’epidemia di Covid-19, e spesso con toni critici (per esempio qui, dove c’è anche il confronto con la Danimarca, e in parte anche qui; mentre qui trovate l’articolo di Sandro Modeo che spiega le ragioni culturali e storiche della linea svedese). Ma i nuovi dati che arrivano da Stoccolma inducono a una riconsiderazione: mentre in molti Paesi europei — primi fra tutte Spagna, Francia e Regno Unito — i contagi da Sars-Cov-2 sono tornati a crescere esponenzialmente, in Svezia rimangono bassi. «Secondo il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC), i 14 giorni totali di nuovi casi nei paesi scandinavi martedì erano 22,2 ogni 100 mila abitanti, contro i 279 della Spagna, i 158,5 della Francia, i 118 della Repubblica Ceca, i 77 del Belgio e i 59 del Regno Unito, tutti casi che questa primavera hanno imposto il blocco — scrive il Guardian —. Ventidue dei 31 Paesi europei esaminati dall’ECDC hanno registrato tassi di infezione più elevati. I nuovi casi, ora segnalati in Svezia solo da martedì a venerdì, sono all’incirca al ritmo di fine marzo, mentre i dati dell’agenzia sanitaria nazionale hanno mostrato solo l’1,2% dei 120 mila test della settimana scorsa sono risultati positivi».
«Non abbiamo la recrudescenza della malattia che molti Paesi hanno» ha detto, in un’intervista all’emittente France-24, Anders Tegnell, il principale epidemiologo del Paese e colui che ha guidato la risposta svedese al coronavirus. «Alla fine, vedremo che differenza farà avere una strategia più sostenibile, che si può mantenere a lungo, invece della strategia di chiudere, aprire e chiudere più e più volte» ha aggiunto. Nel complesso nel Paese ci sono stati 5.800 decessi attribuiti al Covid-19 su 10 milioni di abitanti. «Ovvero, una mortalità di circa lo 0.06%, praticamente uguale a quella dell’Italia» come spiega Ugo Bardi, docente presso il dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze, che fa il punto sul Caso svedese sulla pagina facebook Pillole di ottimismo. «Il rapporto fra risultati positivi e test si mantiene costante intorno a 1,3%, circa lo stesso valore che troviamo in Italia. Nemmeno in termini di ospedalizzazioni risulta che ci siano problemi» scrive ancora Bardi.

Errori ce ne sono stati sicuramente anche in Svezia, come ammette lo stesso Tegnell: per esempio la mancata protezione delle case di cura per anziani, dove si è registrata la maggior parte dei decessi per Covid del Paese. Ma nel complesso la strategia leggera ha funzionato. Strategia che non era quella di cercare l’immunità di gregge, ma di rallentare l’epidemia in modo che non travolgesse il sistema sanitario: la Svezia per esempio ha chiuso le scuole per gli over 16, ha vietato i raduni con più di 50 persone e ha chiesto agli over 70 e ai gruppi a rischio di autoisolarsi, ma invece di imporre tutto questo per decreto, lo ha «consigliato», e ha avuto fiducia nel fatto che i suoi cittadini seguissero i consigli e le regole di prudenza. Lo hanno fatto.

«Gli svedesi sono rimasti a casa il più possibile, come gli era stato raccomandato di fare — racconta ancora Bardi —. Nei momenti più difficili dell’epidemia, in Svezia nessuno cantava dai balconi ma l’atmosfera generale era molto simile a quella che c’era in Italia. Niente traffico, locali vuoti, poca gente in giro, distanziamento, eccetera. Fra le tante cose, i viaggi aerei interni alla Svezia sono stati praticamente azzerati durante l’emergenza, pur non essendo proibiti». Questo di per sé non significa che il lockdown sia stato inutile in Italia, un Paese dove l’epidemia è andata avanti per mesi senza che le autorità sanitarie se ne accorgessero (e come sia stato possibile è un problema di cui dovremmo occuparci) e in cui i contagi avevano già fatto saltare il sistema sanitario di una delle Regioni, la Lombardia, in teoria più attrezzate da questo punto di vista.

Ma, come scrive Walter Münchau sul Financial Times, dalla via svedese all’epidemia possiamo trarre moltissime lezioni utili. La prima è che esistono delle alternative valide al lockdown duro di matrice cinese a cui quasi tutto il mondo si è ispirato (Münchau definisce «il riflesso automatico al lockdown» come «la più grande minaccia per le democrazie capitaliste occidentali» in questo momento).

La seconda è che dobbiamo smettere di trarre conclusioni affrettate. «Ora, le nuove statistiche svedesi sulle infezioni sono migliori di quelle di gran parte dell’Ue. Ma non dovremmo ancora trarre conclusioni. È stato sbagliato due mesi fa condannare la strategia svedese basata su quei dati, e sarebbe altrettanto sbagliato trarre ora la conclusione opposta». Ci vorrà tempo per capire, perché il fenomeno è molto complesso e si sviluppa in un periodo medio-lungo. Intanto, aggiungo, la priorità è fare in modo che i sistemi sanitari non si sovraccarichino. Se c’è una cosa chiara è che nessuno vuole un altro lockdown: il costo, stavolta, sarebbe intollerabile sul piano economico, sociale e politico. Anche per questo dobbiamo essere prudenti.
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SE DI SINISTRA… È SEMPRE OK !ultima modifica: 2020-09-21T18:57:39+02:00da manlio22ldc
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