SALVINI-RACHETE 10-0

SLVINI-RSCKETE

 

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Che batosta per la ” trecciona”…e ora come la mettiamo ? Quindi il “cattivo ex ministro” degli Interni aveva ragione e la “brava e buona “ signora Carola Rackete torto marcio. Eh…sì.., perché in definitiva la Corte di Strasburgo per i diritti umani ha sentenziato, in merito al ricorso della Sea Watch del Giugno scorso, quel che io e milioni di italiani diciamo da un bel po’ di anni, ovvero che tutti i migranti imbarcati e spediti nel continente europeo fanno parte di un disegno criminale di un’organizzazione di trafficanti di esseri umani appoggiati dalle lobby europee e dai sinistri partiti di sinistra. Allora tutto cambia e le parti s’invertono, la “criminale capitana” diventa la colpevole e deve, logicamente per effetto della sentenza, essere incriminata sia dall’Olanda, in quanto nave battente bandiera olandese, che dal proprio paese di origine in qualità di comandante, vista che è di nazionalità germanica, e spedita dritta…dritta.. in galera in quanto ha violato gli obblighi previsti dal codice nautico che la costringeva a dirigersi con la propria nave ONG dal punto in cui si era fermata, al limite delle acque italiane, sino ad un porto francese o addirittura olandese o in altro porto tedesco, altro che diritto al “porto sicuro” da lei preteso . La sentenza parla chiaro, si è considerato i migranti a bordo della nave provenienti da zone non dichiaratamente di guerra e pertanto dovevano essere considerati dei veri e propri clandestini che non avevano nessun diritto a sbarcare sul suolo italiano, e l’ex ministro Salvini, aveva tutto il diritto, e nel rispetto delle leggi internazionali, a non farli sbarcare. Tutti ricordiamo la sua incapacità nel manovrare l’imbarcazione e il conseguente schiacciamento della motovedetta della Guardia di Finanza avvenuto nel porto siciliano, un tentativo forzoso a dimostrazione che il suo intento era proprio quello di approdare a tutti i costi e non ha mai preso in considerazione altra ipotesi, infatti , tutti rammentiamo bene che in quei giorni più volte lo stesso ex ministro indicò una via diversa come alternativa ad un’inutile attesa al largo delle nostre acque. Poi come andò a finire lo sappiamo tutti, alcuni parlamentari dell’attuale governo salirono a bordo perché “indignati”….che qualcuno …”facesse rispettare le leggi” e poi ci fu il solito bombardamento pantomimico mediatico… . Questa sentenza è epocale e finalmente farà chiarezza sul traffico di immigrati nel mare, perché da oggi, sia Malta che Italia potranno rifiutarsi di far sbarcare sul proprio territorio qualunque ipotetico richiedente asilo che non sia adeguatamente giustificato. Tuttavia, nonostante la sentenza straordinaria ….. nessuno potrà togliermi il sospetto che questa sia una sentenza pilotata, già, perché poi in fondo se ci riflettiamo ben benino toglie le castagne dal fuoco al nuovo governo che ora potrà tranquillamente abrogare i due decreti Salvini e far rispettare le normali leggi esistenti sulla clandestinità rafforzate dalla sentenza di oggi. La domanda è invece un’altra : quale sarebbe stata la decisione del tribunale di Strasburgo se il sen. Salvini fosse stato ancora ministro dell’Interno ? Già…bella domanda.. e me la pongo perché sino ad oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo non ha mai manifestato simpatia per noi e ce ne ha combinate di tutti i colori con discutibili e ridicole sentenze di condanna contro il nostro paese non ultima, sentite un po’… condannata per aver inflitto la pena dell’ergastolo a vita ad un pluriomicida…mafioso…vabbè… lasciamo perdere…che è meglio. Ad “essere diffidente si fa peccato ma a volte ci si azzecca” … lo ripeteva sempre un ex presidente del consiglio di qualche decennio fa… tale Giulio Andreotti. La cosa che mi consola è sapere che non tutti quelli che “salvano vite” in mezzo al mare lo fanno per solidarietà e sono …buoni ma ora so che ci sono anche dei criminali…tra di loro…attenzione…lo dice la Corte di Strasburgo e non Manlio Minicucci… 13092019
…by…manliominicucci.myblog.it

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Ong e fondamentalisti immigrofili, la Corte di Strasburgo dà ragione a Salvini

CRONACANEWS venerdì, 13, settembre, 2019

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di Gian Micalessin – – it.sputniknews.com

La decisione dei giudici dei Strasburgo fa piazza pulita delle pretese dei fondamentalisti dell’accoglienza cancellando il pretesto del “porto sicuro” e avvallando la politica dei “porti chiusi” introdotta da Matteo Salvini. Altro che violazione dei diritti umani. Altro che diritto al “porto sicuro”. L’Italia non può esser accusata di nulla e può continuar a tenere alla larga la Sea Watch e le altre navi delle Ong che con il pretesto della ricerca di un “porto sicuro” pretendono d’approdare solo e soltanto a casa nostra.

A dirlo non è Matteo Salvini, ma una Corte Europea per i Diritti dell’Uomo di Strasburgo difficilmente sospettabile di parzialità nei confronti dell’Italia. Si tratta, infatti, della stessa Corte che nel 2012 ci condannò per i “respingimenti” dei migranti verso la Libia di Gheddafi. La stessa che lo scorso 13 giugno ci ha sanzionato per aver condannato all’ergastolo a vita un conclamato mafioso.

In effetti una sentenza sfavorevole all’Italia sul cosiddetto appello dei migranti che da bordo della Sea Watch richiedevano “misure urgenti” per “impedire serie e irrimediabili violazioni dei diritti umani” sarebbe stato macroscopico. Costringere l’Italia a far approdare quella nave sarebbe significato legalizzare il “modus operandi” delle Ong che, in barba alle leggi internazionali, si arrogano il diritto di far arrivare in Europa persone prive di qualsiasi diritto all’accoglienza. Non a caso la decisione della Corte, riassunta in un comunicato stampa di una cartella e mezza, specifica come le 34 persone raccolte in mare dalla Sea Watch provengono da Niger, Camerun, Guinea, Mali, Costa d’Avorio, Ghana, Burkina Faso e Guinea Conakri.

Il dettagliato elenco delle nazionalità non è casuale. Inserirlo serve a dimostrare come nessuno degli appellanti provenga da paesi dove sono in corso quelle guerre o quelle carestie che – in base ai criteri della Convenzione di Ginevra – giustificano il riconoscimento del diritto all’asilo. Dunque gli “ospiti” della Sea Watch sono migranti irregolari a cui non è concesso mettere piede sul continente.

Già da questo punto di vista decisione dei giudici di Strasburgo rappresenta un boomerang per la Sea Watch e per tutte le altre navi delle Ong. Ma il contraccolpo più grosso in termini di precedenti giuridici riguarda la capziosa argomentazione sul cosiddetto “porto sicuro” addotto da Sea Watch e “compagni” per rivendicare il diritto a sbarcare sempre e soltanto in Italia.

Sulla base di quell’argomentazione Sea Watch, come tante altre navi delle Ong, si è rifiutata sia di sbarcare i suoi ospiti in un porto libico, sia di far rotta verso le tranquille coste della Tunisia assai più vicine alla zona in cui ha raccolto in mare i suoi 34 ospiti. In compenso ha trascorso ben dodici giorni di fronte alle acque territoriali di Lampedusa. Da quella sosta prolungata emergono due considerazioni che possono aver influenzato la decisione favorevole all’Italia della Corte per i Diritti Umani.

La prima, importantissima in termini di precedenti, è che a bordo della Sea Watch non c’è alcuna emergenza e quindi non sussiste l’urgenza di offrire un “porto sicuro”. In una corretta interpretazione del diritto della navigazione l’obbligatorietà e l’urgenza di offrire un porto sicuro ad una nave con a bordo dei naufraghi si basa infatti sulla necessità di toccare terra per mettersi al riparo da condizioni di pericolo come il mare in tempesta o avarie capaci di far affondare il natante e mettere a rischio la vita dei suoi occupanti. Questa non è certo la condizione di una Sea Watch che da 13 giorni attende all’ancora al limite delle acque territoriali di Lampedusa.

Ma quell’indugiare davanti alle coste italiane fa soprattutto capire quanto fantasioso sia il timore di una “violazione dei diritti umani” da parte dell’Italia su cui si basa l’appello dei migranti. Nessuno, sano di mente, attenderebbe per dodici giorni di entrare in una paese dove teme vengano violati i suoi diritti. Soprattutto avendo la possibilità di far verso rotta luoghi considerati meno ostili. Ma questa possibilità non è mai stata neppure presa in considerazione dalla Sea Watch che si è guardata bene dallo sfruttare quei dodici giorni per cercare l’approdo in un porto spagnolo o francese. E tanto meno ha bussato alle porte di quell’Olanda di cui batte bandiera e dove in dodici giorni di navigazione sarebbe potuta comodamente arrivare.

In prospettiva dunque la decisione della Corte di Strasburgo fornisce all’Italia un indispensabile presupposto giuridico per difendere la chiusura dei porti e tenere alla larga le navi delle Ong che con il pretesto del “porto sicuro” assediano per giorni o settimane gli approdi italiani.

 

SALVINI-RACHETE 10-0ultima modifica: 2019-09-14T13:37:11+02:00da manlio22ldc
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