MAGAZZINO 18…LA VERGOGNA…!

MAGAZZINO 18…LA VERGOGNA…!

Il 10 Febbraio si celebra “il Giorno del Ricordo”, per commemorare tutte le vittime delle foibe, cavità carsiche profonde fino a 200 metri, e l’esodo degli italiani dall’Istria e dalla Dalmazia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Come per ogni evento storico anche in questa occasione non intendo commentare i fatti in quanto credo che la storia per raccontarla bisogna viverla in prima persona ed io ..non c’ero. Tuttavia, più che “il giorno del ricordo” vorrei ricordarlo come il giorno della vergogna, si è dovuti giungere al 09.02.2019 per ottenere il riconoscimento ufficiale di una orrenda bugia, tenuta nascosta a tutto il paese per oltre 70 anni e per solo meri scopi politici, infatti, oggi nel ricordare la tragedia di quegli anni, il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel discorso commemorativo ha finalmente fatto giustizia e reso omaggio a tutte le vittime, oltre 11.000 italiani morti ammazzati, e ai circa 300.000 sfollati e cacciati dalle proprie case nel territorio istriano e di Trieste, dai partigiani e combattenti jugoslavi. Il nostro presidente ha condannato e giustificato senza giri di parole il “negazionismo delle foibe” e l’aver tenuta nascosta la verità per tutto questo tempo per non compromettere i rapporti con la ex Jugoslavia del comunista Tito e per destabilizzare gli equilibri del momento . Sante parole aggiungo io, che però gettano ombre e tanti sospetti sulla vita del nostro paese degli ultimi 70 anni, le mie riflessioni devono quindi soffermarsi su quel che si è volutamente nascondere e omettere, ovvero, quello che non faceva comodo ai politici e partiti di quel particolare momento politico italiano, mentre si strumentalizzavano e  si sventolavano le bandiere, con echi trionfalistici, delle stragi naziste e dell’olocausto degli ebrei nei campi di sterminio in Polonia e Germania. Giustissimo farlo, le stragi vanno sempre condannate senza se  e senza ma, e indipendentemente dal colore ideologico ma è estremamente grave, anti democratico e terrificante il perché per tanti anni nelle scuole e nelle vita di ogni giorno del nostro paese si sono formati cittadini all’insegna della bugia e dell’omertà, degna dottrina di tutti i paesi dittatoriali. Io sono cresciuto, istruito e formato secondo quei falsi criteri e concetti e solo ora, ufficialmente, vengo a conoscenza “dell’olocausto italiano”…perché prima, nessun presidente aveva osato raccontare la verità al popolo italiano ..già ..non conveniva e perché mai ? Incredibile, ma solo qualche anno fa sono venuto a conoscenza di “Magazzino 18” di Trieste, un magazzino museo che raccoglie tutti gli effetti personali e beni dei morti e degli sfollati e francamente sono allibito, condizionare e plasmare le menti delle persone sono riti che dovrebbero appartenere ad un lontano passato ma vedo che ancora oggi è diffusa questa pessima abitudine. Le vittime delle foibe ringraziano, con un po’ di ritardo… ma si è fatta giustizia, almeno a ..parole, nei fatti mi sarebbe piaciuto vedere un altro processo, stile Norimberga, per i criminali e colpevoli di tutte le malefatte in quella zona, ma ripeto, la storia la deve scrivere chi l’ha vissuta e non tocca a me farlo, io posso solo commentare il mio ruolo all’interno di un paese che non si è dimostrato democratico e “sincero” verso i suoi cittadini e miei coetanei, e chi mi ripaga ora di tutte le bugie nascoste e dei falsi convincimenti ? Lo so, il danno è fatto, ora tocca a noi rimediare.. raccontando ai giovani la verità e in quale contesto siamo cresciuti ed …io.. intendo osservare e rispettare il mio …compito .  09022019

…by…manliominicucci.myblog.it

Giorno del Ricordo, Magazzino 18 apre al pubblico


Il Magazzino 18 in Porto vecchio

Su iniziativa dell’Irci, Magazzino 18 resterà aperto al pubblico da lunedì 12 febbraio fino a venerdì 16 febbraio. Le visite sono gratuite e si svolgono alle 10; 10.45; 11.30 e 12.15. Prenota la tua visita allo 040 639188 o a irci@iol.it

Qua abita una memoria diversa: quella di chi visse in un’altra terra – quella d’Istria, di Fiume e di Dalmazia – una vita comunque ricca di attività e di quotidiano impegno, di fervore e di sacrificio, un’esistenza dura ma serena. Fino a quando tutto terminò. Il Magazzino 18 ha grandi occhiaie vuote, finestroni giganti in facciata, con i vetri frantumati, e lunghi ballatoi, come luoghi di incontro che paiono fatti apposta per fermarsi a fare chiacchiere, e ti aspetti in un attimo che esca qualcuno a parlarti fuori da quelle tante porte, massicce, enormi. Sempre chiuse. Qui non ci abita nessuno: oltre c’è solo silenzio. Pure, se entri, cataste di attrezzi, seghe, pialle, martelli, chiavi inglesi, casse di pentole, e l’alluminio ancora è lucido, pacchi di carte, tante fotografie, e piatti, bicchieri, posate, ciotole (…). File, che non finiscono mai, di letti e di armadi, di comodini e di cassettoni, di credenze e di tavoli, aspettano di essere disposti ancora nella stanza che a loro compete (…). Ma di chi è sta roba? A scorrere i quaderni che a pacchi occupano le scansie, trovi le persone, i ragazzi veri: Degrassi, Almerigogna, Petronio … i nomi tradiscono l’origine anche senza un volto: Isola, Capodistria, Pirano … Vien da chiedersi dov’è finita la gente, dove sono oggi tutti quegli alunni? (..)

Hai voglia a dire che gli istriani si portarono via tutto ciò che potevano per rifarsi altrove quella vita che a casa ormai era perduta. Hai voglia a pensare che portarono via le cose per poi riportarle per quando sarebbero tornati. Si ripresero ciò che poterono. E se questo è vero per molti e per molte cose, quello che sta al magazzino 18 non fu ritirato da nessuno. Si muore, a volte, e non ci sono parenti (anche ci sarebbero ma, sventagliati in tutta Italia in cento e più campi profughi, chi li va a cercare?), si emigra pure, perché non basta essere esuli: se qua non ce n’è, te ne devi andare ancora, vai via due volte, e in nave sali con la valigia, senza mobili. Esci da un campo profughi e nella casa che trovi non stanno due armadi: uno devi lasciarlo.
Passare dalla vita alla morte o dalla vita ad un altro tipo di vita, trova la sua misura nelle masserizie abbandonate. È questo quello che si vede al Magazzino 18: una storia che si ferma, una vita che si blocca, come dopo l’eruzione di un vulcano. Resta tutto ma senza la vita. Come a Pompei.

MAGAZZINO 18…LA VERGOGNA…!ultima modifica: 2019-02-09T15:46:06+01:00da manlio22ldc
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