fatti di vita e politica nazionale e d internazionale

10/02/2019 …o…10/02/1019..?

10/02/2019 …o…10/02/1019..?
Cari amici tutti, cristiani e religiosi in genere, atei, gente civile del mondo intero, oggi vi narro una di quelle storie di cui l’umanità non può essere fiera di annoverare nel suo genere uomini la cui malvagità ha trovato eguali solo nei lager e nei campi di sterminio e nei massacro etnici. La drammatica vicenda di un bimbo di sei anni e della sua povera madre non trova parole per essere commentata né trova spazio per una ragionevole considerazione, di fronte all’omicidio di un bambino, che non solo non conosce le religioni ma non ha neanche la minima idea delle differenze tra  musulmani sciiti e sunniti e del loro reciproco odio, è qualcosa che mi indigna, mi offende e mi irrita sia come padre, come uomo, come cristiano che come uomo libero che vive in un’epoca di libertà di culto religioso, di libero pensiero e di libertà di espressione. Purtroppo riscontro ancora una volta il silenzio globale sul gravissimo episodio e non ne capisco il perché, evidentemente oggi nel mondo è severamente vietato parlare di islamici e di fatti estremamente negativi riconducibili a loro e questo non va assolutamente bene anzi, colgo l’occasione per sollecitare ancora una volta tutte le organizzazioni dei bambini e delle donne nel mondo affinché non facciano passare in sordina questa tragedia della pazzia umana. Non si deve protestare solo per difendere i propri interessi e le proprie ideologie ma bisogna farlo ogni volta che viene commesso un crimine contro l’umanità e questo lo è. Mi rivolgo anche agli islamici, scendete nelle piazze di ogni città del mondo e urlate all’orrore e all’omicidio di un bambino di sei anni. È inaudito, incredibile che nel 2019 si debbano leggere crimini efferati solo per rispettare dei dettami religiosi…questa è roba che forse non esisteva neanche nel 1019…Ma la domanda che mi nasce spontanea è questa : ma dov’è la pace e l’amore in questo crimine di odio religioso ? A voi la risposta…12022019

…by… manliominicucci.myblog.it

 

Orrore fondamentalista in Arabia Saudita, nessuna pietà: bimbo di 6 anni decapitato davanti alla mamma

domenica 10 febbraio 19:55 – 
 

Non è bastato disperarsi, piangere, implorare pietà per quel figlio innocente, e che aveva appena 6 anni. Non è bastato urlare, chiedere aiuto, tentare di fare appello a un briciolo di pietà ormai del tutto inesistente in quegli uomini decisi a ostentare un potere di vita e di morte e a sacrificare alla loro causa un ragazzino, decapitato a soli 6 anni davanti alla propria mamma senza potere e ormai anche senza più voce e lacrime. La loro colpa? Essere di confessione sciita e non sunnita.

Bimbo di 6 anni decapitato davanti alla mamma

Una vicenda terribile, quella denunciata dal Mirror e ripresa da Il Giornale, accaduta a Medina, in Arabia Saudita, nel silenzio e nell’indifferenza dei più. Vittime della barbarie una mamma e il suo bambino, arrivati in città per visitare un tempio. due persone semplicemente di passaggio che hanno avuto la sfortuna di incappare in una guerra fratricida che non ammette pietà, e non salva nessuno. Casuale la loro visita in città, assolutamente fortuito il loro incontro con un gruppo di sconosciuti che li hanno avvicinati banalmente, come per chiedere un’informazione stradale. Ed è con quella banalità della normalità, che la signora si è approcciata ai suoi carnefici: siete sciiti? Le hanno domandato come se nulla fosse, e la donna ha risposto ingenuamente di sì. Ingenuamente perché non ha neppure immaginato che quei passanti occasionali potessero essere dei fondamentalisti assetati di sangue e che, come scrive il quotidiano diretto da Sallusti, «senza pensarci su, hanno fatto salire con la forza i due innocenti pellegrini a bordo di una macchina per poi separare subito il piccino dalla donna». Ma quello era solo il primo atto di una tragedia tutta ancora da compiere: il bambino, infatti, terrorizzato e piangente, è stato colpito al collo con un bicchiere di vetro rotto appositamente per ferirlo a morte. Di più: per decapitarlo e aggiungere allo strazio dell’esecuzione violenta, l’orrore di una punizione senza un perché. per ferire a morte la mamma del piccolo sacrificato, invece, è bastato infliggerle la visione del massacro del figlio senza poter intervenire, senza neppur poterlo avvicinare. Vittime, entrambe, di una fede reputata “sbagliata”. E allora, come riferisce Il Giornale rilanciando quanto scritto da Shia Rights Watch, «la Ong impegnata nella difesa dei diritti degli sciiti nel mondo, ha reso noto che fino ad ora le autorità saudite non hanno commentato o preso una posizione in merito alla terrificante storia. La comunità sciita, sotto choc, ha invece dichiarato che quest’episodio è il frutto delle continue violazioni dei loro diritti e della mancanza di protezione nei loro confronti da parte delle autorità in Arabia Saudita».

LONDRA : LA CITTA’ DEI LUNGHI ..COLTELLI..!

LONDRA : LA CITTA’ DEI LUNGHI ..COLTELLI..!

Povera Londra, la città inglese a quanto pare ha perso il suo fascino di città accogliente, multirazziale, pacifica e civile che si distingueva tra tutte le capitali del mondo. Londra era la città dei sogni, dove tutti i cittadini, letterati, scultori, pittori e artisti di vario genere del mondo moderno scambiavano le loro informazioni culturali, opere, lavori artistici d’ogni genere. Purtroppo di quella tanto decantata città del progresso e dello sviluppo intellettuale è rimasto ben poco, infatti oggi la città vive il più brutto e peggiore periodo della sua storia millenaria, un’orda selvaggia e criminale imperversa nella citta britannica facendo scempio di tutte le culture esistenti , delle arti , della civiltà radicate e di quella convivenza consolidata e ammirata in decine di secoli. Niente, purtroppo la città così come la si conosceva non c’è più, e le cause sono da attribuire a due fenomeni che hanno letteralmente distrutto la città londinese. Analizziamo gli eventi trascorsi degli ultimi anni per comprendere meglio il disastro creato e forse anche ..voluto : ad una immigrazione incontrollata da vari paesi europei dell’est, sud americani e asiatica si è aggiunta quella araba-africana di culto islamico, accoglierli all’inizio sembrava bello e divertente poi, nonostante gli allarmi lanciati e puntualmente ignorati, si sono resi conto che trattasi di cittadini molto lontani dagli standard civili e democratici di noi occidentali e che forse, proprio per la loro cultura religiosa, non troveranno mai una logica integrazione, nei fatti gli islamici non conoscono e detestano “la democrazia”, per loro qualcosa di astruso e da “cestinare in fretta”.  Si voleva un immigrazione e un’integrazione per soddisfare le ideologie del mondo a colori e multietnico, però le cose a parole sembrano facili ma poi nel concreto diventa irrealizzabile e l’unico risultato che si è ottenuto è lo scontro di civiltà e culture all’interno di una stessa collettività. Londra è vittima di queste follie, voler mettere a sindaco un musulmano ha dato la convinzione e fornito il pretesto a tutti gli islamici di poter prendere possesso facilmente della città ed infatti, lo stanno facendo con il sistema a loro più caro, ovvero seminando il “terrore pubblico” attraverso attentati ed accoltellamenti e raccogliendo ora il frutto della loro semina.  Basti pensare che nel solo anno 2018 ci sono stati oltre 1000 accoltellamenti, morti e feriti, e gravi attentati terroristici di matrice islamica come quello sul ponte vicino al parlamento, che segue quello dell’anno precedente in analogo modo, e lo sterminio di Manchester dei ragazzini al concerto musicale nello stadio. Ora anche il sindaco islamico è preoccupato, non sa come fare e l’unica cosa che chiede sono…”soldi”, denaro anziché proporre il rimpatrio forzoso di tanti elementi che delinquono a piacimento e impedire che i musulmani si impadroniscano della città. Si vuol continuare ad ignorare il problema ? Benissimo, io le motivazioni dei crimini londinesi le ho esposte ed ho anche consigliato le soluzioni, avvertendo che se non si andrà nella direzione delle mie proposte tra qualche anno, quando tutti i combattenti dell’Isis torneranno a casa, insieme agli altri combattenti scambiati per rifugiati, la città sarà in mano loro e diventerà….peggio di Mogadiscio. 11022019

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Altro accoltellamento mortale a Londra: due in manette

Un 19.enne è morto dopo essere stato aggredito nel cortile di un condominio in Westbridge Road – Arrestati due giovani

LONDRA – Due giovani, di 27 e 19 anni, sono stati arrestati oggi dalla polizia britannica a Londra nell’ambito delle indagini sull’uccisione di un 19enne, accoltellato ieri sera a morte a Londra, nel sud della capitale, nell’ennesimo episodio di violenza giovanile di strada. Lo riferisce la Bbc.

L’aggressione era avvenuta nel cortile di un condominio, la Wolsey Court, in Westbridge Road, nella zona di Battersea. La vittima, trovata agonizzante dai primi soccorritori, era spirata sul posto.

Londra ha fatto segnare l’anno scorso un numero record di omicidi dal 2008, con un uso sempre più frequente di coltelli e con agguati e rese dei conti fra gang concentrate soprattutto nelle periferie, fra i giovani e fra le minoranze.

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ANDATE NELLE CASE FAMIGLIA E NON A SANREMO….

ANDATE  NELLE CASE FAMIGLIA E NON A SANREMO….

Mahmood vince sul collega Ultimo nonostante abbia perso e sconfitto da lui dal voto dei telespettatori da casa, vince, e diciamolo, per mera concessione di favori giornalistici, vince Sanremo 2019 con la canzone “Soldi”, un testo alquanto discutibile e privo di quella melodia che contraddistingue il festival della canzone italiana, evidentemente i tempi cambiano e forse anche le canzoni si adeguano a quello che è il problema del XXI secolo e cioè che di cantanti veri, con la C maiuscola e la voce necessaria per cantare non ce ne sono più come 20/30 anni fa. Oggi tutti sono rapper ed allora mi chiedo perché non si modifichi il festival in funzione del nuovo modo di esibirsi e della capacità canore degli artisti, magari con una manifestazione improntata su quei temi del tipo :  “parole in musica”, sarebbe molto più carino ed indicativo sul genere di spettacolo a cui assisteranno i telespettatori che… pagano il canone Tv. Esternato il mio disappunto sulla pessima qualità del festival, da censurare anche i presentatori, mi è sembrato di assistere ad un concerto di Baglioni e ad un “ revival ” di Zelig, francamente molto deludente la formula ricercata e troppi pochi veri cantanti, ma andiamo al punto che mi ha letteralmente indignato e che fa parte “dell’album della raccolta delle truffe organizzate” a livello nazionale, vediamo un po’ di cosa sto parlando: ogni telespettatore poteva partecipare alla trasmissione votando il proprio cantante preferito, un singolo voto, attraverso un messaggino telefonico, aveva un costo di € 0,51 e si poteva esprimerne sino ad un massimo di 5 per un costo totale di € 2,55. Ebbene, compreso il sottoscritto, tutti abbiamo immaginato che la vittoria la si conquistasse con i voti da casa o quanto meno fossero decisivi i voti espressi degli spettatori per la vittoria finale, e com’è andata a finire ? Male, perché ai voti ha vinto Ultimo e la sua canzone, mentre il vero vincitore ha raggranellato un misero consenso, quasi da ridere.. ma poi cosa è accaduto ? E’ accaduto che un provetto cuoco, evidentemente molto competente nella materia musicale, giornalisti molto vicini al parallelo di sinistra e radical chic del momento, abbiano sovvertito il responso del voto popolare ed ha assegnato  la vittoria al cantante meno apprezzato e votato dal pubblico italiano a dispetto di “Ultimo”, reale cantante apprezzatissimo e stravotato.. Ora il punto è proprio questo, ma cosa serviva far spendere tutti quei soldi ai contribuenti italiani, già vessati da un assurdo canone televisivo, se poi il loro voto contava meno del piscio di un cane ?  E’ chiaro che l’obiettivo numero uno era stato già individuato, far vincere Mahmood rappresentava un modo bellissimo di integrazione dei nuovi nati in Italia da stranieri immigrati, un esempio da imitare, la sua storia di sacrifici e sofferenza pareva venir fuori dal libro magico delle favolette, tale da intenerire anche le anime più dure. Peccato per la giuria del festival e tutti i radical chic ed amanti dei migranti che la storia di Alessandro Mahmood, figlio di egiziano immigrato, è simile a quella di ….tantissimi bambini italiani.. che hanno avuto la disgrazia di vedere i loro genitori separarsi con conseguente abbandono da parte del genitore padre, tanti poi abbandonati al loro destino e nessuno si è mai preoccupato di loro ..aggiungo ..guardate nelle “case famiglia” quanti bimbi e ragazzi vivono questa situazione ma ovviamente questo non piace, troppo lontani dal video Tv …invece ..è più chic…parlare delle storie spacca cuori dei figli e delle famiglie dei migranti ..Consto che è dura essere onesti ..in questo paese. In futuro, vi prego, recatevi nella “case famiglie” e se volete premiare storie lancinanti e colme di dolore…andate lì e non a Sanremo..   10022019

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Sanremo: Mahmood Alessandro vince il festival 2019

Con il brano Soldi. Ultimo al secondo posto, Il Volo terzi

Mahmood vince il 69/o festival di Sanremo con il brano Soldi. Ultimo si classifica secondo con il brano I tuoi particolari. Il Volo si classifica terzo con il brano Musica che resta. “Grazie mille a tutti, non ci sto proprio credendo: è incredibile”. E’ visibilmente incredulo Mahmood, pseudonimo di Alessandro Mahmoud, 27 anni, padre egiziano e madre sarda di Orosei, all’annuncio della sua vittoria al festival. Virginia Raffaele lo abbraccia e gli dice: “E’ tutto vero”.

Il cantante è arrivato al festival grazie alla vittoria a Sanremo Giovani. Nato a Milano, nel 2018 ha pubblicato il suo primo ep, Gioventù Bruciata. Aveva già partecipato tra le Nuove Proposte nel 2016 e prima ancora nel 2012 aveva tentato la strada di X Factor. Nel suo curriculum anche collaborazioni con Fabri Fibra, e ha scritto per Marco Mengoni, Michele Bravi ed Elodie.

“SONO ITALIANO AL 100%” – “Io sono un ragazzo italiano al 100%”. Mahmood, madre italiana, di Orosei, e padre egiziano, non presta il fianco a possibili polemiche sulle sue origini nord-africane, anche in considerazione del dibattito sui migranti che aveva agitato le acque nelle settimane precedenti all’evento. “Quello che canto è solo un ricordo della mia infanzia”. Mahmood, incredulo per la vittoria al festival, si dice pronto a partecipare all’Eurovision Song Contest, che spetta di diritto al vincitore di Sanremo. E poi sui suoi ascolti ha aggiunto: “Sono fan della musica moderna, ho ascolti misti, dal cantautorato all’indie e mi sono lasciato contaminare. Il mio è Marocco-pop”.

BOOM DI TWEET ALLA PROCLAMAZIONE DI MAHMOOD – Nell’ultima serata del Festival il picco di tweet con #Sanremo2019 – registrato tra l’1.28 e l’1.29 – è stato di 4.700 tweet in un minuto in occasione della proclamazione del vincitore Mahmood. Sono i dati diffusi dalla Tim Data Room a Sanremo. Tra i cantanti in gara che si sono esibiti, i più menzionati su Twitter sono: Mahmood (5.100 mention) Ultimo (4.900 mention), Loredana Bertè (4.600 mention), Il Volo (4.300 mention), Simone Cristicchi (3.900 mention). Gli ospiti della quinta serata più presenti su Twitter sono: Elisa con 2.600 (tra mention, risposte e retweet),

Eros Ramazzotti con 1.100 e Luis Fonsi, 506. Il conduttore più menzionato nella serata finale del Festival è stata Virginia Raffaele con 1.600 (tra mention, risposte e retweet). I primi 10 hashtag più utilizzati su Twitter con #Sanremo2019 nell’ultima serata del Festival sono: #sanremo19, #unpocomelavita, #Briga, #Mahmood, #pravobriga, #festivaldisanremo2019, #Ultimo, #IlVolo, #festivaldisanremo, #Sanremo.

BAGLIONI, VITTORIA MAHMOOD? DA ZERO A TUTTA – “La previsione più incredibile si è avverata: da zero a tutta, da Sanremo Giovani alla vittoria finale. Avrei voluto essere nel cuore di Mahmood”. Così Claudio Baglioni sulla vittoria a sorpresa del giovane cantante. “Sembrava una favola quella di dedicare un festival ai debuttanti e poi organizzare un festival con un’unica categoria a febbraio senza farli sembrare due campionati di serie A e B”, ha aggiunto il direttore artistico.

MA LA VIOLENZA E’ …. SOLO FASCISTA ?

MA LA VIOLENZA E’ …. SOLO FASCISTA ?  

Già, sono anni che i media, stampa e giornalisti tutti, politici ed istituzioni si prodigano a rimarcare ed a sottolineare che la violenza ha una sola matrice di provenienza, ovvero quella fascista. Più volte ci ripetono come “una nenia” che le violenze e il razzismo sono parte integrale e appartengono solo al fascismo. Non oso commentare né intendo discutere la storia per via del fatto che non essendoci nato in quel periodo e non avendolo vissuto il ventennio non esprimo pareri in proposito. Tuttavia, rammento molto ben “gli anni di piombo delle Brigate Rosse e dei nuclei armati popolari”, di cui faceva parte anche il famigerato Cesare Battisti, e ricordo molto bene le vittime di quegli anni, da Aldo Moro, presidente della DC, e la sua scorta ammazzati in via Fani a Roma, al commissario Calabresi e per giungere in ordine di tempo sino al povero giurista Marco Biagi, come anche non dimentico il G8 di Genova del 2001 con la morte di Carlo Giuliani, dove i centri sociali, antagonisti, anarchici e Black Bloc misero a ferro e fuoco la città  provocando disastri a non finire e la brutale reazione della polizia nella famosa scuola Diaz.  Questa ingiustificata guerriglia urbana va avanti oramai da una trentina di anni e nessuno si pone il problema di metter fine a questi delinquenti che si sentono autorizzarti a distruggere le città in nome di una guerra proletaria che sta solo nel loro cervello. Ieri Torino ha assistito ed è stata vittima dell’ennesima follia della sinistra ideologica comunista che si pone come obiettivo primario l’utilizzo della violenza, la violazione perenne delle leggi di uno stato e la vergogna di attaccare come dei veri e propri banditi le nostre forze dell’ordine.  “L’attacco dei banditi” ha prodotto come peggior risultato il grave ferimento di una persona, città visibilmente danneggiata e addirittura c’è stato anche un attacco, stile terroristico, ad un bus pubblico di linea con annessa intimidazione dei passeggeri. Inaccettabile una roba del genere, ora mi chiedo come si faccia a parlare di violenza fascista, che nei fatti non si registra se non solo nelle frasi ad effetto, ma si ignora e non si condanna debitamente la violenza delle bande organizzate della sinistra comunista ed anarchici. Credo che giunti a questo punto necessiti mettere fuori legge sia il comunismo e gli anarchici al pari del fascismo, perché gli italiani sono stanchi di vedere tanta inutile e gratuita violenza e distruzione nelle città in nome di un certo…”Carlo Marx” . Siamo alla follia, questi delinquenti ora devono essere adeguatamente e severamente puniti, il fascismo non c’è più ed ora cancelliamo anche i comunisti anche perché dopo il 1989 e l’abbattimento del muro di Berlino, sono rimasti solo gli idioti innamorati a sostenere una ideologia fallimentare. Come faccio a spiegare ai ragazzi che mi chiedono lumi in materia, che il fascismo è sinonimo di violenza però chi distrugge le città e manda in ospedale i poliziotti sono i comunisti ? Ma lo facciamo lavorare questo benedetto cervello o serve come contrappeso ..per piacere ..usiamolo. 10022019

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Centri sociali contro lo sgombero, guerriglia urbana a Torino

Fermate 12 persone. Salvini: galera per questi infami

Dodici manifestanti sono stati fermati dalla Polizia per lo scontro al corteo degli anarchici che ha sconvolto una zona vicino al centro storico di Torino. La situazione continua a restare tesa dopo quasi due ore di scontri e lancio di bottiglie, cestini dei rifiuti, tegole, petardi da parte di manifestanti incappucciati e che indossavano caschi. Con i cassonetti rovesciati i manifestanti hanno creato sbarramenti nelle strade cittadine. Panico tra i passanti e i residenti. Continuano le scene da guerriglia urbana nel centro di Torino al corteo dei centri sociali contro lo sgombero dell’Asilo, concluso ieri dopo due giorni di tensione. Pietre e petardi contro le forze dell’ordine, cassonetti rovesciati e incendiati, spaccata la vetrata della Smat, l’azienda dell’acqua potabile. Il corteo, con centinaia di manifestanti, molti dei quali incappucciati e con caschi, si sta riorganizzando e un pezzo della città tra il centro storico e Porta Palazzo è isolato. Un gruppo di black bloc ha assaltato un pullman di linea a Torino, terrorizzando l’autista e i passeggeri. Saliti a bordo, i manifestanti hanno vandalizzato il bus e lanciato sostanze lacrimogene. “Non ho mai visto niente di simile – racconta l’autista – sono saliti incappucciati sfasciando tutto. Tremo ancora adesso”.”Galera per questi infami. Ridotti quasi a zero gli sbarchi adesso si chiudono i centri sociali frequentati dai criminali”. Lo dice il ministro dell’interno Matteo Salvini tornando a commentare gli scontri a Torino dopo l’assalto di alcune persone incappucciate ad un autobus di linea. Torino e i cittadini sono “ostaggio di qualche centinaio di delinquenti dei centri sociali. Tutto il mio supporto ai torinesi e alle forze dell’ordine, per questi criminali (che sono stati finalmente sgomberati pochi giorni fa) la pacchia è finita”. Lo dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini in merito agli scontri in corso nel capoluogo piemontese tra appartenenti ai centri sociali e forze di polizia.

MAGAZZINO 18…LA VERGOGNA…!

MAGAZZINO 18…LA VERGOGNA…!

Il 10 Febbraio si celebra “il Giorno del Ricordo”, per commemorare tutte le vittime delle foibe, cavità carsiche profonde fino a 200 metri, e l’esodo degli italiani dall’Istria e dalla Dalmazia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Come per ogni evento storico anche in questa occasione non intendo commentare i fatti in quanto credo che la storia per raccontarla bisogna viverla in prima persona ed io ..non c’ero. Tuttavia, più che “il giorno del ricordo” vorrei ricordarlo come il giorno della vergogna, si è dovuti giungere al 09.02.2019 per ottenere il riconoscimento ufficiale di una orrenda bugia, tenuta nascosta a tutto il paese per oltre 70 anni e per solo meri scopi politici, infatti, oggi nel ricordare la tragedia di quegli anni, il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel discorso commemorativo ha finalmente fatto giustizia e reso omaggio a tutte le vittime, oltre 11.000 italiani morti ammazzati, e ai circa 300.000 sfollati e cacciati dalle proprie case nel territorio istriano e di Trieste, dai partigiani e combattenti jugoslavi. Il nostro presidente ha condannato e giustificato senza giri di parole il “negazionismo delle foibe” e l’aver tenuta nascosta la verità per tutto questo tempo per non compromettere i rapporti con la ex Jugoslavia del comunista Tito e per destabilizzare gli equilibri del momento . Sante parole aggiungo io, che però gettano ombre e tanti sospetti sulla vita del nostro paese degli ultimi 70 anni, le mie riflessioni devono quindi soffermarsi su quel che si è volutamente nascondere e omettere, ovvero, quello che non faceva comodo ai politici e partiti di quel particolare momento politico italiano, mentre si strumentalizzavano e  si sventolavano le bandiere, con echi trionfalistici, delle stragi naziste e dell’olocausto degli ebrei nei campi di sterminio in Polonia e Germania. Giustissimo farlo, le stragi vanno sempre condannate senza se  e senza ma, e indipendentemente dal colore ideologico ma è estremamente grave, anti democratico e terrificante il perché per tanti anni nelle scuole e nelle vita di ogni giorno del nostro paese si sono formati cittadini all’insegna della bugia e dell’omertà, degna dottrina di tutti i paesi dittatoriali. Io sono cresciuto, istruito e formato secondo quei falsi criteri e concetti e solo ora, ufficialmente, vengo a conoscenza “dell’olocausto italiano”…perché prima, nessun presidente aveva osato raccontare la verità al popolo italiano ..già ..non conveniva e perché mai ? Incredibile, ma solo qualche anno fa sono venuto a conoscenza di “Magazzino 18” di Trieste, un magazzino museo che raccoglie tutti gli effetti personali e beni dei morti e degli sfollati e francamente sono allibito, condizionare e plasmare le menti delle persone sono riti che dovrebbero appartenere ad un lontano passato ma vedo che ancora oggi è diffusa questa pessima abitudine. Le vittime delle foibe ringraziano, con un po’ di ritardo… ma si è fatta giustizia, almeno a ..parole, nei fatti mi sarebbe piaciuto vedere un altro processo, stile Norimberga, per i criminali e colpevoli di tutte le malefatte in quella zona, ma ripeto, la storia la deve scrivere chi l’ha vissuta e non tocca a me farlo, io posso solo commentare il mio ruolo all’interno di un paese che non si è dimostrato democratico e “sincero” verso i suoi cittadini e miei coetanei, e chi mi ripaga ora di tutte le bugie nascoste e dei falsi convincimenti ? Lo so, il danno è fatto, ora tocca a noi rimediare.. raccontando ai giovani la verità e in quale contesto siamo cresciuti ed …io.. intendo osservare e rispettare il mio …compito .  09022019

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Giorno del Ricordo, Magazzino 18 apre al pubblico


Il Magazzino 18 in Porto vecchio

Su iniziativa dell’Irci, Magazzino 18 resterà aperto al pubblico da lunedì 12 febbraio fino a venerdì 16 febbraio. Le visite sono gratuite e si svolgono alle 10; 10.45; 11.30 e 12.15. Prenota la tua visita allo 040 639188 o a irci@iol.it

Qua abita una memoria diversa: quella di chi visse in un’altra terra – quella d’Istria, di Fiume e di Dalmazia – una vita comunque ricca di attività e di quotidiano impegno, di fervore e di sacrificio, un’esistenza dura ma serena. Fino a quando tutto terminò. Il Magazzino 18 ha grandi occhiaie vuote, finestroni giganti in facciata, con i vetri frantumati, e lunghi ballatoi, come luoghi di incontro che paiono fatti apposta per fermarsi a fare chiacchiere, e ti aspetti in un attimo che esca qualcuno a parlarti fuori da quelle tante porte, massicce, enormi. Sempre chiuse. Qui non ci abita nessuno: oltre c’è solo silenzio. Pure, se entri, cataste di attrezzi, seghe, pialle, martelli, chiavi inglesi, casse di pentole, e l’alluminio ancora è lucido, pacchi di carte, tante fotografie, e piatti, bicchieri, posate, ciotole (…). File, che non finiscono mai, di letti e di armadi, di comodini e di cassettoni, di credenze e di tavoli, aspettano di essere disposti ancora nella stanza che a loro compete (…). Ma di chi è sta roba? A scorrere i quaderni che a pacchi occupano le scansie, trovi le persone, i ragazzi veri: Degrassi, Almerigogna, Petronio … i nomi tradiscono l’origine anche senza un volto: Isola, Capodistria, Pirano … Vien da chiedersi dov’è finita la gente, dove sono oggi tutti quegli alunni? (..)

Hai voglia a dire che gli istriani si portarono via tutto ciò che potevano per rifarsi altrove quella vita che a casa ormai era perduta. Hai voglia a pensare che portarono via le cose per poi riportarle per quando sarebbero tornati. Si ripresero ciò che poterono. E se questo è vero per molti e per molte cose, quello che sta al magazzino 18 non fu ritirato da nessuno. Si muore, a volte, e non ci sono parenti (anche ci sarebbero ma, sventagliati in tutta Italia in cento e più campi profughi, chi li va a cercare?), si emigra pure, perché non basta essere esuli: se qua non ce n’è, te ne devi andare ancora, vai via due volte, e in nave sali con la valigia, senza mobili. Esci da un campo profughi e nella casa che trovi non stanno due armadi: uno devi lasciarlo.
Passare dalla vita alla morte o dalla vita ad un altro tipo di vita, trova la sua misura nelle masserizie abbandonate. È questo quello che si vede al Magazzino 18: una storia che si ferma, una vita che si blocca, come dopo l’eruzione di un vulcano. Resta tutto ma senza la vita. Come a Pompei.

SANREMO…O …SAN..MAFIA..?

SANREMO…O …SAN..MAFIA..?

E’ come ogni anno al festival della canzone italiana si presentano puntuali le polemiche sulle scelte delle canzoni, dei cantanti e degli ospiti di rito, sollevando  i malumori di tanti artisti dello spettacolo, esclusi per simpatia o antipatia, e in più, questa edizione nutre anche paurosi sospetti sulle scelte effettuate che non sembrerebbero casuali ma ben mirate a tutelare gli “interessi di scuderia”… A vedere alcuni artisti all’opera, obiettivamente non ho percepito nessuna emozione come si conviene ascoltando una bella canzone, anzi ho assistito all’evento in tono perplesso, poco convinto e molto deluso, i testi e le musiche non sono di livello, parere condiviso anche da Cristiano Malgioglio, noto autore di canzoni famose nel mondo, i cantanti… più che cantanti sono dei parlatori con sottofondo musicale, i rapper vanno bene ma non  certamente nel festival della canzone italiana ..no ..no ..non vanno bene lì.. Poi, gli autori delle canzoni di questa competizione canora non hanno certamente dato il meglio di loro, e quel qualcuno che ha fatto centro con il suo testo si è visto escluso senza ragione prima ancora che iniziasse la manifestazione.. L’assoluta vergogna è stata quella di voler censurare ed escludere la canzone di Pierdavide Carone, “Caramelle”, il cui testo è un chiaro riferimento alla pedofilia, un testo lodevole di denuncia che andava sostenuto, ma forse…forse.. al sig. Claudio Baglioni e ai suoi amici migranti islamici evidentemente poteva dar fastidio e nel rispetto della logica del “radical chic” e “politically correct” sia la canzone che cantante si è preferito …”buttarli fuori” senza nessuna ..giustificazione dovuta… Forse si sta pensando ad una moralizzazione del festival di Sanremo ? Assolutamente no, perché con la stessa arroganza e volgarità e disinteresse della pubblica moralità si è accettato e mandato in scena un artista, che promuove e pubblicizza l’uso di sostanze stupefacenti attraverso la sua canzone. E’ chiaro che “ l ’inciucio “ tra il conduttore, nonché direttore artistico, e i cantanti e le case discografiche a lui collegate sono tutt’uno, infatti, anche quest’anno assistiamo alle solite problematiche legate agli interessi commerciali e musicali. Accordi sottobanco che penalizzano tanti giovani o famosi cantanti a favore di altri che sono protetti dal presentatore di turno e questo non va bene. Questa volta capita nuovamente a Claudio Baglioni, icona della musica nazionale e a quanto pare, secondo le denunce della famosa trasmissione televisiva “ le iene” di Mediaset, si è perpetrato la più grande truffa alla canzone italiana, in quanto tutti i cantanti, ospiti e personaggi del dopo festival sono stati accuratamente scelti dal presentatore Baglioni e rigorosamente appartenenti alla sua stessa casa discografica oppure gente che orbita nel suo mondo commerciale fatto di interessi e amicizie varie. E’ ovvio che qui si sta parlando di soldi ed anche di tanti, ma è vergognoso che la TV di stato permetta ad un signore di fare i suoi affari, e se mi consentite loschi, a danno di tanta brava gente. Già in fase di selezione abbiamo assistito a scene di vera e propria epurazione, anche di cantanti di livello  e giovani promesse che hanno pagato il prezzo alla “lobby artistica” nazionale. Questo è possibile poiché il sig. Claudio Baglioni ha amici potenti nella sinistra italiana e a lui ovviamente è permesso fare qualunque cosa ..tanto i media sono sempre dalla sua parte.. Per le prossime serate vedrò film …di Biancaneve o Cappuccetto Rosso.. forse è meglio.. almeno il cattivo so già chi è… 08022019

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Festival di Sanremo: ancora polemiche su Claudio Baglioni

Possibile conflitto di interessi per la presenza sul palco di diversi cantanti dell’etichetta di Baglioni

Festival di Sanremo: ancora polemiche su Claudio Baglioni

Possibile conflitto di interessi per la presenza sul palco di diversi cantanti dell’etichetta di Baglioni

Non c’è pace per il conduttore del Festival di Sanremo Claudio Baglioni. Archiviata la polemica dopo le dichiarazioni pro-migranti pronunciate in conferenza stampa che hanno provocato la dura reazione del nuovo direttore di Rai Uno Teresa De Santis e il battibecco con il vicepremier Matteo Salvini, ora Claudio Baglioni è di nuovo preso di mira per un probabile conflitto di interessi legato alla sua casa etichetta discografica. Pare infatti che molti degli artisti in gara a partire da martedì appartengano all’etichetta del conduttore/cantante. A sollevare il polverone sarebbe stata la redazione di Striscia La Notizia sempre pronta a scovare furbetti. Pare che questa questione sia stata alla base della mancata presenza di Baglioni a Palazzo Bellevue per la consegna della targa “Amico di Sanremo”. (leggi qui) . Sulla questione si è pronunciato  il presidente della bicamerale Alberto Barachini che ha confermato l’arrivo di diverse segnalazioni su un conflitto d’interessi. Barachini ha promesso che verranno fatto delle indagini da parte della Commissione di Vigilanza

UNA DONNA HA DIRITTO A DIRE STOP…O NO… ?

UNA DONNA HA DIRITTO A DIRE STOP…O NO… ?

Ecco cosa non riesco a comprendere, perché le donne non abbiano il legittimo diritto alla scelta pacifica di continuare o interrompere un rapporto sentimentale con la persona che prima lo condivideva. Nel rapporto di coppia tradizionale dopo alcuni anni di convivenza c’è sempre un momento di crisi d’identità, c’è chi lo supera brillantemente e c’è invece chi smette di provare sentimenti o attrazione verso il proprio partner e decide di cambiare, magari in favore di altro, ebbene non vedo perché si debba sempre rifiutare la volontà altrui  in ogni modo e addirittura ci si debba arrivare sempre a gesti estremi di violenza inaccettabile che culmina, spesso e volentieri, nell’atroce  morte della partner donna  e questo è qualcosa di ripugnante ed intollerabile. Nel caso del link postato, assistiamo alla tragica morte con rogo di una povera donna marocchina,  le cui responsabilità o colpe, se ce ne sono state, non lo sapremo mai, né ci verrà mai spiegato dall’omicida il folle gesto da cosa è scaturito. Sono stanco di assistere al ripetersi di un film horror già visto e ripetuto negli anni, credo sia arrivato il momento di prendere opportune decisioni in materia legislativa e adottare le giuste e corrette misure di prevenzione, ovvero dotare di scorta le donne che denunciano il proprio uomo violento o aspirante omicida. oppure in alternativa come io auspico e consiglio, adottare un programma di protezione identico a quello dei pentiti mafiosi, quindi spostare la donna in pericolo di morte, ed eventuali figli, in un’altra città quando le condizioni lo consentono. Dire : “inaspriamo la pena”.. non serve a nulla, le leggi in materia ci sono e sono anche severe, quel che serve è arginare il pericolo con provvedimenti cautelari e protettivi e prima che la vittima diventi “cadavere”. Questa è la mia ricetta e soluzione al dramma, e se non si va nella mia direzione risolutiva, di donne morte e bruciate vive ne vedremo in quantità industriale nei prossimi decenni oltre l’indignazione generale di tutto il genere. Uomini tutti…facciamo quadrato affinché le nostre donne possano vivere la loro esistenza e vivere la loro vita sentimentale in tutta tranquillità. Poi…. se dovesse capitare a noi di essere lasciati per un altro… pazienza…pensate ..un attimo.. riflettete e scegliete.. restano ancora 3,5 miliardi …di donne nel mondo.. una la si trova..08022019

… by… manliominicucci.myblog.it

Donna carbonizzata in auto, indagine per omicidio a Modena

Cadavere di donna trovato in un’auto da un carabiniere in borghese

Uccisa e bruciata nella sua auto, una Nissan Juke, abbandonata a ridosso dell’inceneritore di Modena in via Cavazza, in piena mattina. È stato un carabiniere che transitava per caso lì vicino, poco dopo le 11, a portare alla scoperta del corpo carbonizzato di una marocchina di 38 anni, badante regolare e residente nella città emiliana dove lavorava da almeno una decina d’anni. Sposata, anche se non è chiaro se divorziata o meno, con un connazionale e con due figli piccoli. Alcuni tecnici della vicina rete ferroviaria hanno confermato che della Nissan alle dieci e mezza non c’era traccia. Il cadavere era tra i sedili anteriori e quelli posteriori e numerosi sono gli elementi che hanno portato gli uomini della squadra mobile della polizia di Stato e il procuratore capo Lucia Musti, giunto direttamente sul posto, ad escludere che potesse trattarsi di un suicidio.

“La Procura procede per omicidio volontario – spiega Musti – a carico di ignoti. Le condizioni del corpo non consentono di stabilire in che modo la vittima sia stata uccisa, ce lo dirà la medicina legale. Proprio dalle condizioni del corpo abbiamo potuto stabilire che si è trattato di un omicidio e non di un suicidio. Confermo che al corpo è stato dato fuoco ma le fiamme non sono uscite dall’auto per mancanza di ossigeno. Era chiusa dentro”. Presumibilmente, quindi, la donna potrebbe anche essere stata uccisa altrove e in via Cavazza sarebbe poi avvenuto il tentativo di distruzione del cadavere: il fuoco all’interno dell’abitacolo, risultato completamente distrutto, ha avuto l’effetto di un forno, non avendo avuto sfogo all’esterno del veicolo. La medicina legale è rimasta al lavoro fino a sera, alla ricerca di elementi che possano consegnare un possibile movente e, soprattutto, il possibile autore. La squadra mobile ha ascoltato il marito della donna, anche se, ha precisato il procuratore capo in via Cavazza, “non abbiamo fermato nessuno”.

L’uomo a quanto trapela è stato portato in questura, ma non è chiaro se sia o meno considerato una figura potenzialmente legata al delitto. Determinanti saranno i primi responsi della medicina legale, che diranno come la donna è stata uccisa prima, si presume, di essere portata in via Cavazza, probabilmente già morta, e data alle fiamme. Il pubblico ministero titolare del fascicolo è Luca Guerzoni.

“L’AMORE PER IL POPOLO”…SI’…E DOV’È…?

“L’AMORE PER IL POPOLO”…SI’…E DOV’È…?
E già, è facile professare e predicare in nome del popolo sovrano… e in suo nome evocare frasi di circostanza e paroloni che straziano i cuori, come amore e devozione, oppure, ancora più semplicemente e in maniera sensazionale attraverso lo strabiliante ricorrere agli abituali slogan dal chiaro e desiderato effetto psicologico, col  fine di commuovere le anime del popolo, modalità che sono proprio dei despota, frasi  del tipo : ” io lavoro nell’interesse del popolo”.. sono ricorrenti in queste situazioni ma poi…nel tempo non convincono più…. L’abbiamo ascoltato più volte il ritornello, purtroppo negli ultimi anni nel paese sudamericano, questo è quanto va predicando il signor Maduro, presidente di un Venezuela oramai allo sbando, povero e alla fame, e capace anche di rifiutare e respingere gli aiuti umanitari proposti ed offerti dalla comunità internazionale, un atteggiamento anomalo e incomprensibile che è un crimine inenarrabile nei confronti del popolo venezuelano stesso, a danno di gente che non può curarsi perché indigente, non si sfama perché gli alimenti non sono più reperibili . È ovvio che in una situazione del genere se vengono offerti degli aiuti alimentari bisogna accettarli indipendentemente dalle questioni politiche e dalle ideologie persistenti nel governo. E’ necessario mettere da parte i personali interessi ideologici e  politici, ritengo sia  la prima cosa da fare se si ama davvero il popolo, poi, fatto il primo passo sicuramente diventerebbe tutto più facile riuscire a risolvere la contesa tra Maduro e l’opposizione parlamentare. Certo, le elezioni democratiche, come consigliate da più parti nel mondo, sono auspicabili e non fanno mai male alla democrazia ed esprimono chiaramente le intenzioni e il volere del popolo. Credo sia giunta l’ora di smetterla di vessare il popolo venezuelano con governi che non offrano e garantiscano sicurezza, serenità ed assistenza sia sanitaria che alimentare, non si può e non si deve più governare un paese con questi criteri, rammentando che molti venezuelani sono già emigrati in altri stati proprio per trovare un’alternativa alla… fame… Invito il presidente Maduro ad essere responsabile perché se è vero che ama il popolo si metta da parte e indica libere elezioni sotto egida ONU, oppure cerchi una soluzione politica pacifica al problema e soprattutto eviti una guerra civile perché ebbene ricordargli che in un paese non …conta solo l’amore dell’esercito. 07022019

 …by… manliominicucci.myblog.it

Venezuela: parlamento approva gli aiuti

Opponendosi al no del presidente Maduro

(ANSA) – CARACAS, 6 FEB – L’Assemblea nazionale venezuelana, controllata dall’opposizione, ha approvato a Caracas “una strategia di aiuto urgente complesso in alimentazione e salute per l’emergenza umanitaria”, rivolta “alle persone la cui vita è in pericolo”.
In questo modo l’Assemblea, presieduta da Juan Guaidó, ha deciso di opporsi alla posizione del presidente Nicolás Maduro che si è detto contrario al suo ingresso perché rappresenterebbe il pretesto per un intervento militare degli Stati Uniti.

MUTI….ZITTI…SILENZIO..NON PARLARE… E’ L’ORDINE…!

MUTI….ZITTI…SILENZIO..NON PARLARE…  E’ …L’ORDINE…!
A quanto pare sembra proprio essere così, un atteggiamento di classico stile mafioso…. parlare o raccontare dei tragici e drammatici episodi di violenza,  stupri quotidiani a danno delle donne e dei cittadini svedesi,  e di quanto accade nella civilissima  e moderna  Svezia oramai è vietato e proibito parlarne. Con profondo rammarico riscontro l’amara realtà e penso sia così, altrimenti non si spiega il vergognoso silenzio dei media e soprattutto del governo svedese, un governo che cerca disperatamente di nascondere la dura ed orribile realtà ai suoi cittadini per paura di far crescere la protesta e far avanzare prepotentemente le destre populiste sino al punto di farle governare.  Una cosa assurda che lede gli interessi della collettività, nascondere e modificare l’informazione è sinonimo di regime e ciò non si può e non si deve tollerare . Ricordo che il giorno  all’insediamento dell’ultimo e attuale governo, avvenuto mesi addietro, la loro unica preoccupazione è stata solo quella di fronteggiare ed arginare l’avanzata populista omettendo di raccontare al paese il grande errore di una immigrazione incontrollata, non integrata e con costi sociali inimmaginabili, omettendo di dire che nelle periferie delle città svedesi ora vige la legge islamica e che le stesse periferie sono controllate da bande islamiche  dove la polizia di stato non si permette neanche di entrarci, tanto che ormai sono abbandonate a se stesse . Non conta nulla che la Svezia sia diventata la succursale di un paese islamico, non ha importanza, quel che conta è che i populisti non vadano al potere e ridiano la Svezia… agli svedesi ..è roba veramente da clinica psichiatrica, bisognerebbe portarli tutti lì e lasciarli per almeno 40 anni a smaltire le tossine che hanno nel cervello. Dopo tanti anni di “desiderata immigrazione” i risultati si vedono e sono drammatici, la religione islamica la fa da padrona e fa valere le sue leggi, i suoi dettami ed imposizioni, infatti la maggior parte degli stupri sono opera loro perché loro, secondo i dettami coranici, possono farlo e quindi sono nel pieno diritto ad abusare sessualmente delle donne quando lo desiderano e senza chiederne il permesso, tutto ciò è possibile perché le future vittime sono ovviamente “delle infedeli”  e secondo il loro pensiero ..ne hanno diritto… Evidentemente gli svedesi non hanno e non capiscono che la cultura islamica non può andare di pari passo con loro, principi e grado di civiltà sono molto distanti tra loro, difatti, non si registrano stupri di donne musulmane né in Svezia né nel resto del mondo arabo…In conclusione, sono nuovamente a raccontare di stupri e violenze alle donne e mio malgrado, non vedo e non sento nessuna organizzazione femminile che intende organizzare una marcia di protesta o un sit-in in segno di solidarietà contro le violenze alle donne…niente… neanche a parlarne, oggi in Italia ci si muove solo se la donna è di colore e ha un “occhio gonfio” altrimenti “niente…… niente…tutti muti ”. “Errare humanum est” dicevano i latini, e allora, ammettere i propri errori a volte può salvare tante vite quindi caro governo svedese, “recita il mea culpa” e prendi provvedimenti. 06022019

…by…manliominicucci.myblog.it

Svezia, incremento degli stupri in ambito pubblico: ma cosa sta accadendo alla Svezia?

“Non solo le donne, ma quasi uno svedese su tre non si sente sicuro in Svezia, secondo un nuovo sondaggio che ha chiesto a 6.300 svedesi quanto si sentano al sicuro dentro e fuori casa”. In svezia la violenza in ambito pubblico sulle donne sta crescendo. Ma sembra che si voglia silenziare la questione. Ma cosa sta accadendo alla Svezia?

E’ quello che apprendiamo in questo articolo di Judith Bergman. 

“La Svezia”, dichiarava il governo di Stoccolma nel novembre 2015, “ha un governo femminista. Noi poniamo l’uguaglianza di genere al centro del nostro lavoro nazionale e internazionale. (…) L’obiettivo generale della politica sull’uguaglianza di genere del governo è che uomini e donne abbiano lo stesso potere di plasmare la società e la propria vita. Questa è sostanzialmente una questione di democrazia e giustizia sociale”.

Aspettate un attimo, le donne che vivono sotto un “governo femminista” non dovrebbero essere in grado – come minimo – di uscire di casa senza avere paura di essere vittime di violenza sessuale?

Secondo il Consiglio nazionale svedese per la prevenzione della criminalità (Brottsförebyggande rådet, or Brå), nel 2017, sono stati denunciati alla polizia svedese 22 mila reati a sfondo sessuale, 7.370 dei quali erano stupri, Queste cifre corrispondono a una media di 20 stupri al giorno – il doppio rispetto al 2005. E questi sono soltanto i casi di stupro denunciati. Secondo il Brå, nel 2012, ad esempio, è stato denunciato solo il 20 per cento di tutte le violenze carnali.

A differenza di ciò che i media svedesi predicano da anni – ossia che la maggior parte degli stupri si verificano in ambienti privati e sono commessi contro vittime che già conoscono i loro aggressori – la grande maggioranza delle violenze carnali è di fatto perpetrata in ambito pubblico da individui sconosciuti alle vittime, secondo il Brå. Degli 842 uomini condannati per stupro o per tentato stupro negli ultimi cinque anni, come rilevato da un servizio trasmesso dall’emittente televisiva pubblica Svt Nyheter, il 58 per cento era di origine straniera – individui provenienti dal Medio Oriente e dal Nord Africa, dall’Africa meridionale e da altri paesi extraeuropei. Nei casi in cui i responsabili delle violenze sono stati condannati per tentato stupro, nonché per stupro violento, in cui la vittima e il carnefice non si conoscevano prima, l’80 per cento di questi uomini era nato all’estero e il 40 per cento era in Svezia solo da un anno o meno.

Indurre la polizia a indagare su un tentativo di stupro ai danni di una donna è, a dir poco, difficile – e questo è un indice del fatto che c’è qualcosa che non va nel regno “femminista” di Svezia.

Nella cittadina di Deje, nella Svezia centrale, ad esempio, un migrante afgano, ospite di un centro di accoglienza per migranti, ha di recente aggredito, accoltellato e tentato di violentare una donna, Mikaela Blixt, mentre camminava con il suo cane in pieno giorno.

L’aggressore ha prima preso a calci il cagnolino della donna, scaraventando quest’ultima a terra e accoltellandola a un fianco. La Blixt è riuscita a scappare e a fare ritorno a casa con il cane. Scioccata e sanguinante, ha cercato di denunciare l’accaduto alla polizia.

I tentativi si sono dimostrati pressoché impossibili. Quando la Blixt ha telefonato al numero di emergenza svedese, la polizia ha rifiutato persino di parlarle. Le è stato detto che non essendo l’aggressione in corso avrebbe dovuto telefonare al numero di non emergenza. “Se vuole denunciare l’aggressione dovrebbe rimanere in linea per non perdere la priorità acquisita”, l’ha avvisata una poliziotta, secondo quanto riferito dalla Blixt. Dopo aver trascorso quasi l’intera giornata a cercare invano di parlare telefonicamente con le forze dell’ordine, il giorno successivo la donna si è recata alla prima stazione di polizia della città vicina dove, 24 ore dopo l’aggressione, gli agenti hanno finalmente raccolto la segnalazione.

Dopo essersi recata dalle forze dell’ordine, la Blixt ha trovato le prove della sua aggressione sessuale all’esterno del centro di accoglienza per migranti, dove erano appesi ad asciugare – dopo essere stati lavati – i pantaloni dell’aggressore, che però potevano ancora avere sopra tracce del sangue della donna. La Blixt ha informato di questo la polizia, che quel giorno era troppo occupata per mettere al sicuro la prova. Di fatto, secondo la Blixt, la polizia non ha fatto nulla, pur sapendo dove abitava l’aggressore e potendo facilmente identificarlo.

La donna ha scritto della sua esperienza su una pagina Facebook della comunità locale, nell’apparente tentativo di mettersi in contatto con un’altra donna, la quale era stata stuprata nella zona due settimane prima. Il post ha ottenuto migliaia di condivisioni, il che ha indotto la polizia a contattare la Blixt e ad ammonirla del fatto che stava danneggiando le indagini in corso, che a quanto pare non erano state avviate neanche vagamente. La polizia si è inoltre rifiutata di diffondere l’identikit dell’aggressore, affermando, incomprensibilmente, che il perpetratore avrebbe potuto rendere l’indagine “più difficile”.

Sebbene la polizia non avesse presumibilmente avuto né il tempo né le risorse per intervenire, è però accorsa in forze quando 80 cittadini di Deje hanno partecipato a una manifestazione di solidarietà nei confronti della Blixt e “contro la violenza”. Due pattuglie della polizia e un agente in borghese hanno sorvegliato la dimostrazione pacifica e al termine della quale hanno accusato l’organizzatore di violazione dell’ordine pubblico, contestandogli il fatto di non aver chiesto il permesso di manifestare. La polizia svedese non ha problemi con gli stupratori migranti, ma non sopporta le improvvise manifestazioni pacifiche.

A detta della Blixt, il quotidiano mainstream svedese Expressen avrebbe voluto intervistarla, ma unicamente a condizione che lei non dicesse che il suo aggressore era un migrante afgano.

Ma il fatto sconvolgente è che la polizia sembrava così deliberatamente disinteressata a trovare e ad arrestare lo stupratore – almeno finché il caso non è diventato virale su Facebook. Solo una settimana dopo l’aggressione alla Blixt, tre donne della vicina città di Karlstad sono state violentate nella stessa notte. Il giorno dopo, una quarta donna è stata vittima di un tentato stupro.

Che la polizia non dia priorità a questi casi di violenza sessuale non sembra essere una novità. Nel settembre 2017, la polizia svedese ha ammesso di non avere sufficiente personale per risolvere i casi di stupri, anche in quei casi in cui gli inquirenti conoscevano l’identità dello stupratore.

È curioso, poi, che la polizia svedese non abbia soltanto risorse sufficienti per caricare i partecipanti alle manifestazioni di pace, ma anche per incriminare coloro che avrebbero commesso reati d’opinione. A ottobre, Christopher Larsson, un politico del partito dei Democratici svedesi (Sd) del consiglio comunale di Karlskrona, è stato accusato di “incitamento all’odio” ((“hets mot folkgrupp“) dopo che aveva scritto sulla pagina Facebook dell’Sd:

“È un giorno di dolore venerdì, quando dal minareto echeggerà per la prima volta su Karlskrona la formula ‘Allah è grande’, che corrisponde [in arabo] a ‘Allahu Akhbar’, la stessa espressione che gli islamisti urlano quando si fanno esplodere”.

Un parlamentare dei Socialdemocratici, Magnus Manhammar, ha denunciatoLarsson alla polizia. I Socialdemocratici – il partito che di fatto governa ancora il paese, dato che la Svezia non è riuscita a formare un nuovo governo dopo le elezioni tenutesi a settembre – hanno persino diffuso un comunicato stampa in cui si diceva che il post su Facebook di Larsson “collega il nuovo minareto al terrorismo”. Secondo il pubblico ministero questo post “identifica i musulmani come biasimevoli considerandoli terroristi e oppressori delle donne e sostenendo che le loro opinioni sono medievali”.

Per inciso, non solo le donne, ma quasi uno svedese su tre non si sente sicuro in Svezia, secondo un nuovo sondaggio che ha chiesto a 6.300 svedesi quanto si sentano al sicuro dentro e fuori casa. Incredibilmente, quando il quotidiano che ha condotto il sondaggio ha chiesto alla psicologa Siri Helle di spiegare questo dato statistico, la professionista ha detto che la gente era solo “spaventata dal buio”: “Viviamo in uno dei paesi più sicuri al mondo e non siamo mai stati così al sicuro come lo siamo ora”.

Quello che potrebbe essere importante chiedersi è: cosa sta accadendo alla Svezia?

ANCHE GIUDA ..BACIO’ …GESU’ CRISTO..!

ANCHE GIUDA ..BACIO’ …GESU’ CRISTO..!

La storia  del famoso bacio del tradimento si ripete a quanto pare, dopo circa duemila anni rivediamo una scena raccapricciante che mai noi cristiani tutti avremmo voluto rivedere nel mondo moderno e cioè il bacìo tra un imam musulmano e il capo della chiesa cristiana romana. Certo, il bacio è un gesto bellissimo di reciproco rispetto , questo però quando avviene tra due persone normali,  ce lo si può dare per semplice gesto di simpatia o affetto, oppure come in alcuni casi quello più profondo …si per amore, ma nella fattispecie, il bacio dato dal capo della chiesa cristiana ad un imam islamico non è così semplice da “ accettare” o da approvare, già, non lo considero  proprio un gesto di amicizia e di rispetto ma al contrario rappresenta, secondo la mia lettura, un gesto di vera e propria sottomissione all’islam, nei fatti quel bacio rappresenta il riconoscimento ufficiale e l’accettazione pubblica  della teologia coranica, dell’esistenza di Maometto come profeta dell’islam, e “dulcis in fundo” la negazione di quanto ha detto il “figlio di Dio” meglio noto a tutti come Gesù Cristo.  Certo che  è un gesto da considerare folle e inopportuno, il capo della chiesa di Cristo non può e non deve accettare la negazione delle parole del Cristo stesso, e ciò rappresenta una vera e propria “apostasia della parola di Cristo” e della fede cristiana. Ebbene precisare che le sacre parole di Gesù vanno in tutt’altra direzione come recita il Vangelo secondo Matteo 7,15-16 : “ guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci”. Quindi egregio signor Bergoglio, io non ho nulla contro i fedeli delle altre religioni, non discuto e non commento i loro dettami e abitudini, non ho interesse neanche a conoscerli perché li ritengo lontani anni luce dal mio modo di vivere e pensare, per me il “figlio di Dio nonché unico “Messia” è solo Gesù Cristo e gli altri, secondo la mia opinione e la dottrina cristiana, sono esattamente falsi profeti ovvero “lupi vestiti da pecore”. E’ ovvio che seguendo i dettami della teologia cristiana  “il maledetto bacio” è un qualcosa riconducibile più alla sottomissione all’islam che ad una vera e fraterna relazione religiosa, perché non dobbiamo dimenticarlo che per gli islamici esiste solo una religione… la loro, un solo profeta… Maometto e noi,  veniamo considerati semplicemente degli “infedeli” e meritiamo una sorte ben precisa  come recita la Sura 2:191 del Corano : “Uccidete gli infedeli ovunque li incontriate, questa è la ricompensa dei miscredenti”. “Belle frasi d’amore e di rispetto” alle quali si aggiunge la Sura 2:216 “Vi è stato ordinato di combattere anche se non lo gradite. Ora, non ci vuol molto a capire che le due religioni non hanno nulla in comune sebbene il signor Bergoglio cerchi di avvicinarle a tutti i costi, l’unico risultato che otterrà è quello di un pubblico riconoscimento della religione islamica in occidente che avrà come unico obiettivo la sottomissione all’islam dell’occidente tutto. Vediamo adesso se dopo il bacio e l’apertura all’islam ci sarà più spazio per i cristiani nei paesi musulmani oppure si consentirà la costruzione di chiese anche in Arabia Saudita e in Iran. Vediamo, ma nutro tanti dubbi…i “lupi vestiti da pecore”.. sono già in azione…05022019

…by…manliominicucci.myblog.it

 

Il bacio storico tra Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar

La Stampa