LA STORIA NON CI HA INSEGNATO NULLA !

16112020 EU E MIGRANTI

LA STORIA NON CI HA INSEGNATO NULLA !

Nell’antica Roma quando lo schiavismo era legale e gli schiavi venivano acquistati come animali nei vari mercati, averne uno o più era questione molto conveniente  per tanti motivi, vuoi per l’inesistente costo della manodopera, vuoi perché nelle case dei nobili  loro si occupavano di tutte le faccende… nessuna esclusa,  logicamente nei campi e per le costruzioni pubbliche, ne venivano impiegati, al costo di un tozzo di pane, a decine di migliaia per edificare le imponenti opere che la repubblica prima e l’impero dopo hanno lasciato in dote ai posteri e a noi. Questo andava benissimo per i “padroni romani” sino a quando uno schiavo gladiatore, tale Spartaco, in latino Spartacus, si ribellò all’indegna schiavitù  e si sollevò contro Roma e con lui lo schiavismo tutto si sollevò  assieme a tanti altri gladiatori che in quel tempo  vivevano e venivano sfruttati in modo indegno. Loro  iniziarono una lunga lotta contro l’esercito romano, una guerra  che si rivelò molto complicata per i condottieri romani e il potente esercito romano… in quanto il vero  problema, e anche il  più grande, era che gli schiavi ribelli preparati e pronti alla morte si trovavano proprio all’interno del territorio di Roma e ciò consentiva loro una serie continua di “attacchi mirati a distruggere le fondamenta della cultura romana” strategia applicata sempre con successo sino alla loro fine. Infatti  Roma, dovette subire dolorose sconfitte, con tanti morti e decapitazioni oltre le tante distruzioni,  prima di riuscire a stroncare la ribellione ed uccidere il gladiatore Spartacus e i suoi “fedeli sostenitori”. Dopo duemila anni sembrerebbe che il ciclo storico  stia per ripetersi, già… ora noi siamo invasi dai presunti “nuovi schiavi” che paghiamo profumatamente senza nessun ritorno economico… tutto ciò avviene con la compiacenza dei governanti europei, che esattamente come quelli del passato  vengono sfruttati e adoperati solo per i lavori più umilianti e a basso costo, loro ora si chiamano migranti, vivono ai margini delle città come animali allo stato brado,  creano di fatto delle zone  malfamate senza legge e senza nessuna regola civile e senza precauzioni igieniche sanitarie. Questo stato di cose le hanno volute i nostri governanti europei permettendo un migrazione senza fine e limiti, ma non sempre si possono fare i conti  solo per l’interesse personale perché ora “i nuovi schiavi” hanno alzato il tiro della protesta  e pretendono di essere considerati padroni e non più schiavi… esattamente come 2000 anni fa . E per quanto tempo noi occidentali potremo reggere l’urto  dei “ nuovi schiavi” ? Inoltre c’è da aggiungere che i “nuovi apparenti schiavi”  sono motivati e spinti alla ribellione anti occidentale  da motivi religiosi che l’inducono a replicare inconsciamente le gesta distruttive del gladiatore Spartacus… infatti i tanti attentati terroristici registrati negli ultimi anni io li vedo andare proprio in quella direzione e quel che è drammatico e preoccupante è che noi non siamo più in grado di opporci alle guerre degli “schiavi ribelli” sul nostro territorio, per meglio capirci questi ci fanno la guerra in casa e noi non abbiamo l’esercito pronto alla guerra. E’ ovvio che si non può presidiare ogni singola stazione della metro o ferroviaria, né tanto meno si possono vigilare tutti i centri commerciali o luoghi di assembramenti come stadi , cinema, teatri e palettati dello sport e quindi la situazione, come ripeto da anni, va affrontata molto seriamente nelle sedi europee perché da quel che noto, la storia passata e recente non ci ha insegnato proprio nulla o siamo noi che non abbiamo voluto imparare  ?  15112020

…by… manliominicucci.myblog.it

Più detenzione e sovraccarico in Italia? Rischi e problemi del nuovo patto europeo sulla migrazione

16112020 EU E MIGRANTI

Di Lillo Montalto Monella  •  ultimo aggiornamento: 23/09/2020

I commissari Schinas (sinistra) e Johansson (destra) durante la presentazione del Patto europeo per la migrazione e l’asilo   –   Diritti d’autore  STEPHANIE LECOCQ/AFP

A poche ore dalla presentazione del nuovo Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo, diversi esperti di politiche migratorie europee avvertono che il nuovo piano potrebbe aumentare invece che alleviare la pressione sull’Italia, erodendo le garanzie di rispetto dei diritti umani dei migranti. Non solo: molti paesi potrebbero giocare al ribasso, accettando le forme più “convenienti” di solidarietà obbligatoria, mettendo in crisi l’intero meccanismo.

Presentato in pompa magna dal commissario per gli Affari interni, Ylva Johansson; dal vicepresidente della Commissione, Margaritis Schinas, e dalla Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, il documento programmatico espone le linee guida che orienteranno il lavoro della Commissione in tema di migrazioni nel prossimo quinquennio.

Non ha ancora forza di legge e dovrà ottenere il via libera dal Consiglio europeo e dal Parlamento.

Le due grandi novità del piano sono:

  • controlli approfonditi, biometrici e obbligatori alle frontiere (identità, salute e sicurezza, i tre parametri) della durata massima di 3/5 giorni. Verranno effettuati nei paesi di ingresso come l’Italia, sia sul territorio nazionale che in strutture di frontiera simili a zone franche. La decisione (protezione internazionale o rimpatrio) dovrà essere presa entro 12 settimane;
  • un meccanismo di solidarietà obbligatorio e in due forme: accettazione del ricollocamento di migranti dai paesi di frontiera, oppure i cosiddetti “rimpatri sponsorizzati”. In questo caso, gli Stati membri più restii ad accogliere persone sul proprio territorio dovranno aiutare gli altri paesi UE a facilitare i rimpatri. Inizialmente i migranti resteranno nel Paese di primo ingresso, ma se entro 8 mesi i governi sponsor non saranno riusciti a organizzare il loro rientro in patria, dovranno trasferirli sul proprio territorio in attesa della chiusura della procedura di ritorno.

I problemi irrisolti

Una questione di fiducia. Secondo Thomas Gammeltoft-Hansen, professore in diritto dei rifugiati e delle migrazioni all’Università di Copenhagen, “la grande sfida del nuovo patto migratorio è quella di presentare qualcosa di veramente nuovo, ma allo stesso tempo non del tutto irrealistico dal punto di vista politico. La questione generale, come si può vedere dalle parole usate, è quella della fiducia tra Stati membri. Se le procedure e le registrazioni alle frontiere avranno successo, ci saranno meno richiedenti asilo in movimento da un paese all’altro, ma non c’è alcuna garanzia che il piano funzioni”.

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“Perché il piano funzioni, si scommette sul fatto che tutti gli Stati membri saranno in grado di fare la propria parte, all’altezza delle proprie responsabilità. Gli Stati in prima linea [tra cui l’Italia, n.d.R.] dovranno assumere un ruolo più importante nell’accoglienza iniziale. Gli altri Stati membri lo assumeranno in termini di trasferimento successivo dei richiedenti asilo, o di assunzione di responsabilità per il rimpatrio di coloro che sono stati respinti. Ma basteranno pochi Stati che non rispettano i loro impegni per far entrare in crisi l’intero sistema”.

Meno garanzie per i migranti. Secondo Sergio Carrera,Senior Research Fellow del Center for European Policy Studies (CEPS), un think tank con sede a Bruxelles:”Le procedure accelerate sono problematiche dal punto di vista dei diritti umani. La rapidità delle procedure è sempre a spese dello Stato di diritto e dell’individuo. Molti di questi migranti arrivano già con un notevole bagaglio di angoscia e sofferenza. Una procedura rapida alle frontiere esterne sarà controproducente e aumenterà l’inefficienza sistematica in paesi come la Grecia, senza per forza essere garanzia di trasferimenti rapidi”.

Come garantire la cessazione dei respingimenti illegali?Come abbiamo scritto qui, i respingimenti illegali di migranti prima ancora che possano avere accesso alle procedure d’asilo sono ormai all’ordine del giorno non solo in Grecia, ma anche in paesi come l’Ungheria, la Croazia e la Romania.

Alberto Horst Neidhardt, policy analyst per il think tank European Policy Centre di Bruxelles, indica che la questione fondamentale rimane aperta: “come assicurarsi che le persone riescano ad arrivare fino al punto in cui possono fare la richiesta d’asilo?” Secondo la proposta Ue, toccherebbe ai singoli stati prevedere meccanismi di monitoraggio indipendenti che garantiscano il rispetto delle procedure. “In passato, la Commissione è stata molto riluttante a indagare su questo genere di incidenti. Da un lato, ben venga l’intenzione di fare un passo avanti; dall’altro, dovrebbe avere il necessario peso politico e il desiderio di far render conto ai vari paesi delle loro az

 

LA STORIA NON CI HA INSEGNATO NULLA !ultima modifica: 2020-11-16T13:47:29+01:00da manlio22ldc
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