LADRO DI …QUADRO !

LADRO DI …QUADRO  !

E ci fa anche rima, effettivamente è curiosa la cosa, ma voglio raccontarvela lo stesso, pregandovi di non irritarvi né di imprecare contro …”il ladro” e di pensare a vendette o altro…stiamo tutti sereni e leggete per sorridere un po’…sì, prendiamola col sorriso…che è meglio. Tutto ha inizio nel lontano 1944, un ladro di nome Adolfo e i suoi commilitoni, non notte tempo ma di giorno e quando splendeva il sole, entra nella casa di una brava signora, in un momento poco felice per lei e suoi familiari, e la deruba senza dignità e rispetto e lo fa senza neanche preoccuparsi di farsi vedere in faccia, tanto sa già che la passerà liscia, lei, la signora Italia di nome e Povera di cognome, per gli amici semplicemente “Povera Italia”, assiste mestamente e passivamente al furto del prezioso quadro nella sua casa e non può farci niente, né può dir nulla al tedesco ladro perché lei verrebbe picchiata o addirittura rischierebbe di perdere anche la vita. Il ladro, rubato il quadro, prende la via del Brennero ed arriva in Germania, la sua casa è lì, di lui e del quadro se ne perdono le tracce per decenni. Il ladro si gode il frutto del furto e la povera Italia si dispera per l’inatteso furto con conseguente perdita inestimabile di valore, un quadro del 1765 ha un valore enorme. Accade però che nel lontano 1991 qualcuno riesce a scoprire che il quadro rubato si trova sempre in Germania ed è, incredibile ma vero, lo stato tedesco che lo detiene, inaccettabile che uno stato si faccia complice di un furto di 47 anni prima…ovviamente, quando la signora Italia viene a conoscenza della notizia la prima cosa che fa è chiedere al governo tedesco una bonaria restituzione, considerato che il quadro non appartiene allo stato tedesco ma a quello italiano. La risposta degli amici europei con i quali condividiamo tutto, spese, migranti e sofferenze ci risponde…”picche”, nada…non se ne fa niente, anzi, pretendono una somma per la sua restituzione intesa come…e non lo so come, forse un riscatto o un pizzo…è da sapere come diavolo lo intendono… forse non lo sanno neanche loro. Riflessione personale, ma perché io dovrei pagare il ladro che mi ha rubato un quadro ? Cose di altri tempi anzi, cose d’attualità, infatti quando capita che ti rubano l’auto oggi i ladri pretendono il riscatto per la sua restituzione esattamente come i figli dei ladri germanici….. Ma arriviamo al 2018, anno in cui sembra, perché poi non si sa sino in fondo se abbiamo pagato qualcosa, che “gli amici tedeschi”, sempre i nipotini di quello che ce l’hanno rubato, pare che intendano restituircelo. Bene voi direte finalmente il ladro si è pentito…no.. no…niente da fare perché i nipotini del ladro hanno preteso che la restituzione avvenisse in “pompa magna”, quindi un evento organizzato, con soldi degli italiani, per ringraziare i nipotini del ladro tedesco per avercelo rubato e poi dopo 75 anni riportato a casa. Ora ditemi voi se i nostri governanti di ieri erano sobri oppure il vino lo “bevevano a cammello” ? E sì, perché io vorrei sapere per quale motivo abbiamo abbuonato i debiti di guerra alla repubblica di Germania quando questi possedevano dipinti e sculture di proprietà italiana ? E chissà quanti altri tesori nascosti che hanno i nipotini di Adolfo in giro per il mondo… Qui si conclude una vicenda dai contorni….ridicoli e da “arroganti e furbi paraculi”… perdonate “il mio francesismo” ma quando ci vuole ci vuole…fine della storia. 19072019

…by…manliominicucci.myblog.it

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Germania restituisce all’Italia il dipinto rubato dai nazisti: è “Vaso di Fiori”, capolavoro di Huysum

Il quadro, datato 1731, dopo 75 anni ritorna a Palazzo Pitti a Firenze. Era stato trafugato nel 1944 dai soldati tedeschi mentre risalivano verso il Nord Italia. Le indagini dei carabinieri hanno permesso di individuare la famiglia del soldato che esportò illegalmente l’opera .

| 19 LUGLIO 2019

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Era stato trafugato nel luglio del 1944 dai nazisti mentre erano in fuga verso il nord Italia. E ora, dopo un importante lavoro diplomatico e di investigazione, il dipinto “Vaso di Fiori”, capolavoro del pittore olandese Jan Van Huysum (Amsterdam 1682-1749), è stato riconsegnato solennemente dalla Germania al patrimonio artistico italiano. Così il quadro, datato 1731, dopo 75 anni ritorna a Palazzo Pitti. Il rientro è stato al centro della cerimonia avvenuta nella Sala Bianca del Museo alla presenza del ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli e del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. Ed è stato il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, a consegnare a Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, il dipinto rubato, che da oggi è di nuovo esposto al pubblico.

Oltre al sindaco Dario Nardella, ha presenziato alla cerimonia il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri: le indagini sono state svolte, infatti, dai carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio culturale di Firenze, coordinati dalla Procura del capoluogo toscano, che hanno individuato la famigliaerede del soldato che per gli investigatori esportò illegalmente l’opera e i vari passaggi del possesso del dipinto. “A causa di questa vicenda che intacca il patrimonio delle Gallerie degli Uffizi, le ferite della seconda Guerra Mondiale e del terrore nazista non sono ancora rimarginate.

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“La Germania dovrebbe abolire la prescrizione per le opere rubate durante il conflitto e fare in modo che esse possano tornare ai loro legittimi proprietari”, aveva detto lo scorso 1 gennaio Eike Schmidt lanciando l’appello che appena dopo sei mesi ha dato i suoi frutti. Nella stessa occasione dell’appello, Schmidt aggiunse: “Per la Germania esiste comunque un dovere morale di restituire quest’opera al nostro museo: e mi auguro che lo Stato tedesco possa farlo quanto prima, insieme, ovviamente, ad ogni opera d’arte depredata dall’esercito nazista”.

Una riproduzione in bianco e nero del “Vaso di Fiori” di van Huysum (realizzata da Alinari) è dal 1 gennaio scorso simbolicamente esposta nella Sala dei Putti a Palazzo Pitti, corredata da cartelli con la scritta “rubato” in tre lingue, italiano, inglese e tedesco, ed una didascalia esplicativa che ricorda come a sottrarla alla sua naturale postazione furono soldati della Wehrmacht. “Saremo ben lieti di rimuovere questa memoria fotografica – disse Schmidt – quando agli Uffizi sarà restituito l’originale”.

Questa mattina la riproduzione del quadro è stata tolta da Eike Schmidt e sostituita dall’originale. Per il direttore degli Uffizi, il ritorno del “Vaso di Fiori” è “un lieto fine di una lunga battaglia”, ma al tempo stesso rappresenta anche un “precedente” perché “c’è ancora tanta arte che manca dalla seconda guerra mondiale”. Per Schmidt “la vera sfida ora è fare una moral suasion anche attraverso i governi esteri. Occorre un’interazione con le forze dell’ordine internazionali per far sì che vengano restituite volontariamente tutte le opere d’arte che mancano”.
Ripercorrendo poi le tappe che hanno portato alla restituzione del dipinto da parte della Germania, Schmidt ha sottolineato che è stata “decisiva l’inchiesta pluriennale condotta in maniera esemplare dal Comando Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri. Determinante anche la decisione del ministro Bonisolidi coinvolgere in maniera permanente rappresentanti del ministero della Giustizia nel Comitato per il recupero e la restituzione dei beni culturali”.

La scomparsa del quadro – L’olio su tela “Vaso di Fiori”, di piccole dimensioni (cm 47 x 35), apparteneva alle collezioni di Palazzo Pitti fin dal 1824, quando fu acquistato dal granduca lorenese Leopoldo II per la Galleria Palatina appena fondata. Per oltre un secolo restò esposto nella sala dei Putti, insieme ad altre nature morte olandesi realizzate dai massimi artisti del ‘600 e ‘700, tra i quali Rachel Ruysch e Willem van Aelst.

Nel 1940, quando all’inizio della guerra la reggia fu evacuata, il quadro venne portato nella villa medicea di Poggio a Caiano (Prato). Nel 1943 fu spostato nella villa Bossi Pucci, sempre a Firenze, fino a quando militari dell’esercito tedesco in ritirata lo prelevarono insieme ad altre opere per trasferirlo a Castel Giovio, in provincia di Bolzano. La cassa in cui si trovava il “Vaso di Fiori” di Palazzo Pittivenne aperta: l’opera trafugata finì in Germania, dove se ne persero le tracce. Ricomparve solo decenni dopo, nel 1991, poco dopo la riunificazione tedesca: da allora, vari intermediari hanno tentato più volte di mettersi in contatto con le autorità in Italia chiedendone un riscatto. Una richiesta di tale assurdità che nel 2018, dopo l’ultima oltraggiosa offerta, la Procura di Firenze ha aperto un’indagine: il quadro infatti è già di proprietà dello Stato italiano, e pertanto non è alienabile né acquistabile.

 

LADRO DI …QUADRO !ultima modifica: 2019-07-20T10:13:55+02:00da manlio22ldc
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